
MANU DOLCENERA RACCONTA 'CI VEDIAMO A CASA', IL BRANO CHE DA STASERA PORTERA' SUL PALCO DELL'ARISTON.
"QUESTO È IL FESTIVAL DELLA SERENITÀ!".
Al Festival DOLCENERA dedicherà un pensiero alla storia di Oliviero Cassini e Stanislao Focarelli, i due macchinisti dell’azienda Servirail che, a dispetto del freddo e del gelo, sono da due mesi accampati sulla torre faro della Stazione Centrale di Milano per protestare contro il licenziamento di oltre 800 lavoratori avvenuto in seguito all’abolizione dei treni notturni.
“Quando canterò al Festival di Sanremo penserò a Stanislao e a Oliviero – afferma Dolcenera - E’ una storia incredibile la loro, sono persone che hanno trascorso giorni e notti, vacanze di Natale comprese, lontani dalle mogli e dai figli. Ho pensato alla voglia che avranno sicuramente dentro di loro di tornare a casa. Non intendo minimamente strumentalizzare la loro vicenda ma il Festival di Sanremo deve servire anche a rappresentare un po’ il nostro Paese: e io penso che quei due uomini coraggiosi lassù nel cielo di Milano ci rappresentino benissimo in questo momento”.
“’Ci vediamo a casa’ è nata dalla difficoltà che ho avuto io, come tanti miei coetanei, a confrontarmi con la tematica casa: al funzionario della banca che doveva darmi un mutuo ho dovuto spiegare cosa significava fare l’artista, con le precarietà della situazione che ne consegue, anni in cui si lavora perché si incide un disco e si va in tour e anni in cui si sta fermi. Mi sono chiesta quanti salti mortali devono fare i giovani che vogliono avere una casa oggi.
A intere generazioni si stanno togliendo le sicurezze e mi pare sia proprio una scelta politica: la casa, il valore degli studi, il lavoro. Ma il desiderio di avere delle certezze non si riesce ancora ad annullarlo, per fortuna”.
Dolcenera è perplessa sui richiami dei politici alla monotonia del posto fisso e ai ragazzi italiani mammoni: “Forse vivo in un altro mondo da quello di chi ci governa –dice- ma l’80 per cento dei ragazzi del sud, me compresa, sono abituati a mollare le proprie famiglie a 18 anni, ad andare a studiare al nord e a mantenersi da soli, magari aiutati dalle borse di studio. Quando ti allontani, magari viaggiando proprio su quei treni su cui lavoravano Oliviero e Stanislao, hai una sola certezza: che i tuoi affetti resteranno per sempre lontani da te e, se devo dirla tutta, non è una sensazione piacevolissima né da un punto di vista di un genitore né da un punto di vista di un figlio. Cambiare lavoro con creatività è più una bella frase che un problema: i giovani la creatività ce l’hanno di sicuro, il problema è creare le condizioni per trovare lavoro”.
Dolcenera torna a Sanremo, per la quarta volta e racconta: “La prima volta (nel 2003, vincitrice tra le Nuove Proposte con “Siamo tutti là fuori”) è stata quella dell’incoscienza, quando ho vinto il premio ero una statua di marmo tanto ero scioccata. Poi (nel 2006 con “Com’è -straordinaria la vita”, seconda nella categoria “Donne”) è stato il festival della speranza, il terzo (nel 2009 con “Il mio amore unico”) quello della voglia di leggerezza. Questo è il festival della serenità: il bel riscontro che ha avuto il mio ultimo album, ‘Evoluzione della specie’, il successo dei singoli in radio ‘Il sole di domenica’, ‘L’amore è un gioco’ e ‘Read all about it’ mi rassicura”.
